MACHINALIBRO

SPERIMENTAZIONE RADICALE PENSIERO CRITICO TRASFORMAZIONE LAVORO SPAZI URBANI GEOPOLITICA CRITICA DELLA SCIENZA RAZZISMO STUDI DI GENERE ECOLOGIA ARTE
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FINE DI MONDO

Dentro al rifugio antiatomico da giardino

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Pierpaolo Ascari FINE DI MONDO

DENTRO AL RIFUGIO ANTIATOMICO DA GIARDINO

pp. 96 | cm 13 x 20 | euro 12,00

Con l’invasione dell’Ucraina e la distruzione di Gaza, nei nostri notiziari si è improvvisamente rifatta viva una vecchia conoscenza: la bomba atomica. A nominarla sono adesso ministri e presidenti che ancora una volta potranno poi celebrarne la funzione deterrente, ma nel frattempo la minaccia nucleare avrà anche svolto un secondo e non meno canonico tipo di lavoro. Di questo lavoro, a partire dalla vicenda dimenticata dei rifugi antiatomici promossi dall’amministrazione Kennedy nei giorni più frenetici della guerra fredda, il libro rende conto attraverso l’analisi della narrativa e del cinema di fantascienza, le fonti storiche e la cronaca di costume, il fumetto e la riflessione filosofica. Nonostante il loro fallimento commerciale, infatti, proprio quei rifugi avrebbero dato una forma compiuta alle proposte di salvezza che continuano a orientare il mondo sempre più pericolante in cui sopravviviamo. Ed ecco allora la storia di un incubo che non ha mai abbandonato le nostre vite.



Pierpaolo Ascari è ricercatore di Estetica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna. Ha scritto Ebola e le forme (2016), Attraverso i confini. Lettura, storia ed esperienza estetica in Stendhal e Flaubert (2018), Corpi e recinti. Estetica ed economia politica del decoro (2020) e The Adventure of Form. Aesthetics, Nature and Society (2021).

9788865485330

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Pierpaolo Ascari

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DENTRO AL RIFUGIO ANTIATOMICO DA GIARDINO

pp. 96 | cm 13 x 20 | euro 12,00

Con l’invasione dell’Ucraina e la distruzione di Gaza, nei nostri notiziari si è improvvisamente rifatta viva una vecchia conoscenza: la bomba atomica. A nominarla sono adesso ministri e presidenti che ancora una volta potranno poi celebrarne la funzione deterrente, ma nel frattempo la minaccia nucleare avrà anche svolto un secondo e non meno canonico tipo di lavoro. Di questo lavoro, a partire dalla vicenda dimenticata dei rifugi antiatomici promossi dall’amministrazione Kennedy nei giorni più frenetici della guerra fredda, il libro rende conto attraverso l’analisi della narrativa e del cinema di fantascienza, le fonti storiche e la cronaca di costume, il fumetto e la riflessione filosofica. Nonostante il loro fallimento commerciale, infatti, proprio quei rifugi avrebbero dato una forma compiuta alle proposte di salvezza che continuano a orientare il mondo sempre più pericolante in cui sopravviviamo. Ed ecco allora la storia di un incubo che non ha mai abbandonato le nostre vite.



Pierpaolo Ascari è ricercatore di Estetica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna. Ha scritto Ebola e le forme (2016), Attraverso i confini. Lettura, storia ed esperienza estetica in Stendhal e Flaubert (2018), Corpi e recinti. Estetica ed economia politica del decoro (2020) e The Adventure of Form. Aesthetics, Nature and Society (2021).

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NEL SOTTOSOPRA DEGLI ANNI OTTANTA

Le contraddizioni di un decennio

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AA.VV. A cura della redazione di Machina
NEL SOTTOSOPRA DEGLI ANNI OTTANTA

LE CONTRADDIZIONI DI UN DECENNIO

pp. 208 | cm 13 x 20 | euro 16,00

Gli anni Ottanta sono stati un decennio segnato da tensioni contrapposte, in bilico tra spensieratezza e rimozione, tra allegria e stupidità, tra yuppismo ed eroina, tra resistenze e neoliberalismo, tra postmoderno e tramonto della politica, tra ottimismo delle promesse e pessimismo della realtà. È stata la fase della «controrivoluzione capitalistica», risposta al contempo innovativa e feroce alle grandi lotte dei due decenni precedenti; al contempo, è stata una fase segnata da sperimentazioni ardite e prefiguranti. Tant’è vero che oggi proprio gli anni Ottanta sono al centro di una particolare attenzione, dalle serie tv alla letteratura, in uno strano miscuglio di celebrazione e nostalgia. Per il pensiero critico, gli anni Ottanta sono invece un «decennio smarrito»: riattraversarlo nelle sue ambivalenze e contraddizioni, dall’arte al cinema, dal femminismo alla vita quotidiana, dal lavoro alla filosofia, dalla geopolitica al tramonto della politica, è la sfida lanciata da Machina non al passato, ma al presente.

Sfida raccolta da Jadel Andreetto, Federico Battistutta, Adriano Bertollini, Roberto Ciccarelli, Rita di Leo, Ubaldo Fadini, Manuela Gandini, Rudi Ghedini, Massimo Ilardi, Christian Marazzi, Chiara Martucci, Giorgio Mascitelli, Marco Mazzeo, Bruna Mura, Romeo Orlandi, Mario Tronti, Paolo Virno, Adelino Zanini.

 

9788865485323

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LE CONTRADDIZIONI DI UN DECENNIO

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Gli anni Ottanta sono stati un decennio segnato da tensioni contrapposte, in bilico tra spensieratezza e rimozione, tra allegria e stupidità, tra yuppismo ed eroina, tra resistenze e neoliberalismo, tra postmoderno e tramonto della politica, tra ottimismo delle promesse e pessimismo della realtà. È stata la fase della «controrivoluzione capitalistica», risposta al contempo innovativa e feroce alle grandi lotte dei due decenni precedenti; al contempo, è stata una fase segnata da sperimentazioni ardite e prefiguranti. Tant’è vero che oggi proprio gli anni Ottanta sono al centro di una particolare attenzione, dalle serie tv alla letteratura, in uno strano miscuglio di celebrazione e nostalgia. Per il pensiero critico, gli anni Ottanta sono invece un «decennio smarrito»: riattraversarlo nelle sue ambivalenze e contraddizioni, dall’arte al cinema, dal femminismo alla vita quotidiana, dal lavoro alla filosofia, dalla geopolitica al tramonto della politica, è la sfida lanciata da Machina non al passato, ma al presente.

Sfida raccolta da Jadel Andreetto, Federico Battistutta, Adriano Bertollini, Roberto Ciccarelli, Rita di Leo, Ubaldo Fadini, Manuela Gandini, Rudi Ghedini, Massimo Ilardi, Christian Marazzi, Chiara Martucci, Giorgio Mascitelli, Marco Mazzeo, Bruna Mura, Romeo Orlandi, Mario Tronti, Paolo Virno, Adelino Zanini.

 

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ODIO I LUNEDÌ

Negli anni Ottanta con Vasco Rossi

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Diego Giachetti
ODIO I LUNEDÌ

CON VASCO ROSSI NEGLI ANNI OTTANTA

pp. 144 | cm 13 x 20 | euro 14,00
e-book euro 7,49

Frugando negli anni Ottanta, gli anni del nostro scontento, quelli più stupidi del secolo, ma anche i più belli e divertenti, è impossibile non imbattersi in Vasco Rossi e nel suo sogno realizzato di vivere di musica e canzoni. La sua produzione artistica ha un piede impigliato in quella storia, nei suoi dilemmi: svalorizzazione del lavoro, riflusso dall’impegno politico, crisi delle utopie, conquista del tempo libero e della notte, ridefinizione del rapporto uomo- donna. Il volume narra il suo viaggio negli anni Ottanta, correlato alle vicende storiche, politiche e culturali di quel periodo.

Con un contributo di Vasco Rossi, il libro analizza il rapporto tra vita e opere dell’artista, guardando attraverso le sue esperienze per raccontare quello strano e affascinante decennio.

Diego Giachetti è due volte recidivo sull’argomento Vasco Rossi con Siamo solo noi. Vasco Rossi un mito per le generazioni di sconvolti (1999) e, assieme a Marco Peroni, Vasco Rossi. Ognuno col suo viaggio (2005). Per DeriveApprodi ha pubblicato: Nessuno ci può giudicare. Gli anni della rivolta al femminile (2005) e Il sapere della libertà. Vita e opere di Charles Wright Mills (2021).

978-88-6548-505-7

ODIO I LUNEDÌ

Negli anni Ottanta con Vasco Rossi

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Diego Giachetti
ODIO I LUNEDÌ


CON VASCO ROSSI NEGLI ANNI OTTANTA
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Frugando negli anni Ottanta, gli anni del nostro scontento, quelli più stupidi del secolo, ma anche i più belli e divertenti, è impossibile non imbattersi in Vasco Rossi e nel suo sogno realizzato di vivere di musica e canzoni. La sua produzione artistica ha un piede impigliato in quella storia, nei suoi dilemmi: svalorizzazione del lavoro, riflusso dall’impegno politico, crisi delle utopie, conquista del tempo libero e della notte, ridefinizione del rapporto uomo- donna. Il volume narra il suo viaggio negli anni Ottanta, correlato alle vicende storiche, politiche e culturali di quel periodo.


Con un contributo di Vasco Rossi,
il libro analizza il rapporto tra vita e opere dell’artista, guardando attraverso le sue esperienze
per raccontare
quello strano e affascinante decennio


Diego Giachetti è due volte recidivo sull’argomento Vasco Rossi con Siamo solo noi. Vasco Rossi un mito per le generazioni di sconvolti (1999) e, assieme a Marco Peroni, Vasco Rossi. Ognuno col suo viaggio (2005). Per DeriveApprodi ha pubblicato: Nessuno ci può giudicare. Gli anni della rivolta al femminile (2005) e Il sapere della libertà. Vita e opere di Charles Wright Mills (2021).

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L'UOMO NON È BUONO

Per la critica del progresso

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Aa.Vv. a cura di Veronica Marchio
L’UOMO NON È BUONO

PER LA CRITICA DEL PROGRESSO

pp. 144 | cm 13 x 20 | euro 14,00
e-book euro 6,99

La modernità capitalistica si è storicamente sviluppata intorno alla dialettica tra due tipi di concezioni politiche dell’uomo e del suo governo: l’una, di matrice illuminista, basata sull’idea di progresso, per cui l’uomo sarebbe necessariamente tendente al bene; l’altra, di derivazione conservatrice, concepisce l’uomo come essere bisognoso del sovrano per uscire dallo stato di natura e regolare le proprie pulsioni distruttive. Ripercorrendo le fondamenta e i principali autori di quella che viene definita «antropologia negativa», il libro formula un’importante ipotesi di ricerca teorico-politica: bisogna spezzare l’alternativa tra progresso e conservazione, tra fede nella bontà umana e inevitabilità dell’autodistruzione.

Usare il grande pensiero conservatore e reazionario piegandolo contro i propri fini, per trovare elementi vitali di critica alla modernità capitalistica. Con approcci differenti, hanno raccolto questa ambiziosa sfida importanti autori di differenti generazioni: Ubaldo Fadini, Dario Gentili, Miguel Mellino, Damiano Palano, Franco Piperno, Maria Russo, Marco Spagnuolo, Mario Tronti.

Veronica Marchio (1992) è assegnista di ricerca presso l’Università di Padova, fa parte della redazione di «Commonware», sezione della rivista Machina.

978-88-6548-506-4

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Per la critica del progresso

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a cura di Veronica Marchio
L’UOMO
NON È BUONO


PER LA CRITICA DEL PROGRESSO
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La modernità capitalistica si è storicamente sviluppata intorno alla dialettica tra due tipi di concezioni politiche dell’uomo e del suo governo: l’una, di matrice illuminista, basata sull’idea di progresso, per cui l’uomo sarebbe necessariamente tendente al bene; l’altra, di derivazione conservatrice, concepisce l’uomo come essere bisognoso del sovrano per uscire dallo stato di natura e regolare le proprie pulsioni distruttive. Ripercorrendo le fondamenta e i principali autori di quella che viene definita «antropologia negativa», il libro formula un’importante ipotesi di ricerca teorico-politica: bisogna spezzare l’alternativa tra progresso e conservazione, tra fede nella bontà umana e inevitabilità dell’autodistruzione.


Usare il grande pensiero conservatore e reazionario piegandolo contro i propri fini,
per trovare elementi vitali di critica alla modernità capitalistica


Con approcci differenti, hanno raccolto questa ambiziosa sfida importanti autori
di differenti generazioni: Ubaldo Fadini,
Dario Gentili, Miguel Mellino, Damiano Palano, Franco Piperno, Maria Russo, Marco Spagnuolo, Mario Tronti.


Veronica Marchio (1992) è assegnista di ricerca presso l’Università di Padova, fa parte della redazione di «Commonware», sezione della rivista Machina.



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LO SCISMA DA UN MONDO CHE MUORE

Jacques Camatte e la rivoluzione

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Michele Garau
LO SCISMA DA UN MONDO CHE MUORE


JACQUES CAMATTE E LA RIVOLUZIONE


pp. 144 | cm 13 x 20 | euro 14,00


Il percorso di Jacques Camatte inizia sulle orme del comunismo eretico di Amadeo Bordiga e sviluppa un pensiero del capitalismo come dominio assoluto sulle menti, i corpi e la creatività della specie umana. In questa traiettoria originale e dimenticata, Camatte tocca molti nodi che oggi sono all’ordine del giorno: le soglie di sopravvivenza del pianeta e dei viventi, l’effetto delle protesi tecnologiche sulla capacità umana, la comunità come via d’uscita dal vicolo cieco di questo modello sociale. La lettura contenuta in questo libro interroga le tracce e le risorse che Camatte ci consegna alla luce di un problema centrale: cosa può significare oggi l’idea di rivoluzione? Confrontandosi con Marx e Leroi-Gourhan, Cesarano e Adorno, Camatte ha lasciato piste di ricerca attraverso cui arrivare a un’idea diversa della rivoluzione. Non il mito fondativo della modernità, lo Stato caserma o il progetto ingegneristico di una società perfetta, ma la rinascita delle possibilità dimenticate della specie umana, il libero sviluppo della sua capacità di reinventarsi.


La rivoluzione è una via ignota che oggi può essere pensata solo come uno scisma, la separazione da un mondo morente.


Michele Garau è assegnista di ricerca all’Università di Torino. Il suo lavoro di ricerca è concentrato in particolare sulle genealogie di una politica anticapitalista estranea alla tradizione del movimento operaio e socialista. Collabora con la rivista «Machina».


978-88-6548-518-7

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Jacques Camatte e la rivoluzione

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Michele Garau
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JACQUES CAMATTE E LA RIVOLUZIONE
pp. 144 | euro 14,00 cm 13 x 20

 

Il percorso di Jacques Camatte inizia sulle orme del comunismo eretico di Amadeo Bordiga e sviluppa un pensiero del capitalismo come dominio assoluto sulle menti, i corpi e la creatività della specie umana. In questa traiettoria originale e dimenticata, Camatte tocca molti nodi che oggi sono all’ordine del giorno: le soglie di sopravvivenza del pianeta e dei viventi, l’effetto delle protesi tecnologiche sulla capacità umana, la comunità come via d’uscita dal vicolo cieco di questo modello sociale. La lettura contenuta in questo libro interroga le tracce e le risorse che Camatte ci consegna alla luce di un problema centrale: cosa può significare oggi l’idea di rivoluzione? Confrontandosi con Marx e Leroi-Gourhan, Cesarano e Adorno, Camatte ha lasciato piste di ricerca attraverso cui arrivare a un’idea diversa della rivoluzione. Non il mito fondativo della modernità, lo Stato caserma o il progetto ingegneristico di una società perfetta, ma la rinascita delle possibilità dimenticate della specie umana, il libero sviluppo della sua capacità di reinventarsi.

 

La rivoluzione è una via ignota che oggi può essere pensata solo come uno scisma, la separazione da un mondo morente.

 

Michele Garau è assegnista di ricerca all’Università di Torino. Il suo lavoro di ricerca è concentrato in particolare sulle genealogie di una politica anticapitalista estranea alla tradizione del movimento operaio e socialista. Collabora con la rivista «Machina».

 

978-88-6548-518-7

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ROMA

O dell'insostenibile modernità

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Enzo Scandurra
ROMA

O DELL'INSOSTENIBILE MODERNITÀ

pp. 144 | cm 13 x 20 | euro 13,00

La questione romana, lungi dall’essere stata mai risolta, è al centro di questi saggi, scritti tra il 2013 e il 2023. Diverse amministrazioni si sono alternate alla guida della Capitale, cadendo senza suscitare alcuna nostalgia e senza riuscire a dare risposta ai mali della città: smaltimento dei rifiuti, trasporti urbani, metropolitane, edilizia pubblica, accoglienza dei migranti, lotta alle disuguaglianze e alla povertà. Si sono evocati progetti di modernizzazione per colmare il gap di sviluppo rispetto ai modelli urbani globali, da Milano a Barcellona a Dubai, dando per scontato che la «città eterna» fosse in ritardo e dunque bisognosa di grandi opere e megaeventi. Ma Roma moderna lo è di fatto, basta osservare la sua storia, i suoi gioielli di archeologia, i paesaggi dell’Agro romano attraversato dalla Regina Viarum. Il popolo romano, dotato di ironia e cinismo bonario, lo ha capito da tempo e ha così bocciato queste aspirazioni al nuovismo. I testi di Enzo Scandurra narrano pezzi di questa storia infinita le cui conclusioni sono ancora da scrivere.

I testi di Enzo Scandurra narrano pezzi di questa storia infinita le cui conclusioni sono ancora da scrivere.

Enzo Scandurra è urbanista, saggista e scrittore, già ordinario di Urbanistica presso l’Università La Sapienza di Roma, più volte direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica. Si occupa di problemi legati all’ambiente e alle trasformazioni della città ed è autore di numerosi testi, saggi e romanzi. Per DeriveApprodi ha pubblicato: Splendori e miserie dell’urbanistica (con I. Agostini, 2018), Biosfera. Il luogo che abitiamo (con G. Attili e I. Agostini, 2020). Ha curato la sezione Disurbanità di «Machina».

978-88-6548-517-0

ROMA

O dell'insostenibile modernità

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Enzo Scandurra
ROMA

O DELL'INSOSTENIBILE MODERNITÀ

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La questione romana, lungi dall’essere stata mai risolta, è al centro di questi saggi, scritti tra il 2013 e il 2023. Diverse amministrazioni si sono alternate alla guida della Capitale, cadendo senza suscitare alcuna nostalgia e senza riuscire a dare risposta ai mali della città: smaltimento dei rifiuti, trasporti urbani, metropolitane, edilizia pubblica, accoglienza dei migranti, lotta alle disuguaglianze e alla povertà. Si sono evocati progetti di modernizzazione per colmare il gap di sviluppo rispetto ai modelli urbani globali, da Milano a Barcellona a Dubai, dando per scontato che la «città eterna» fosse in ritardo e dunque bisognosa di grandi opere e megaeventi. Ma Roma moderna lo è di fatto, basta osservare la sua storia, i suoi gioielli di archeologia, i paesaggi dell’Agro romano attraversato dalla Regina Viarum. Il popolo romano, dotato di ironia e cinismo bonario, lo ha capito da tempo e ha così bocciato queste aspirazioni al nuovismo. I testi di Enzo Scandurra narrano pezzi di questa storia infinita le cui conclusioni sono ancora da scrivere.

I testi di Enzo Scandurra narrano pezzi di questa storia infinita le cui conclusioni sono ancora da scrivere.

Enzo Scandurra è urbanista, saggista e scrittore, già ordinario di Urbanistica presso l’Università La Sapienza di Roma, più volte direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica. Si occupa di problemi legati all’ambiente e alle trasformazioni della città ed è autore di numerosi testi, saggi e romanzi. Per DeriveApprodi ha pubblicato: Splendori e miserie dell’urbanistica (con I. Agostini, 2018), Biosfera. Il luogo che abitiamo (con G. Attili e I. Agostini, 2020). Ha curato la sezione Disurbanità di «Machina».

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